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Giorgio Armani

| ICONIC INTERVIEW |Chiara Melani

La sostenibilità è per me un argomento centrale, una questione di etica prima che di strategia, perché l’attenzione per l’ambiente dovrebbe riguardare tutti in quanto abitanti del pianeta.

 

Tutto ha avuto inizio a Firenze con Giovanni Battista Giorgini. Oggi, al Gruppo Armani fanno capo i marchi Giorgio Armani, Emporio Armani, A/X Armani Exchange, Armani Privé e Armani/Casa, che cosa significa essere il rappresentante di una delle ultime compagnie privately owned nel settore moda?

È un orgoglio e una grande responsabilità, come designer, come imprenditore e come italiano: la consapevolezza di aver creato uno stile che è anche uno stile di vita, la capacità di averlo declinato in ambiti che vanno dalla moda al design, l’orgoglio di essere riuscito a diffonderlo nel mondo e la convinzione di aver fatto tutto a modo mio. Sono arrivato fino a qui perché non ho subito condizionamenti.

Armani/Casa. Ci racconti del suo approccio progettuale. Per lei hanno più importanza lo spazio o gli input dei clienti?

Parto sempre dagli spazi e dalla loro funzione per elaborare progetti su misura. Gli input dei clienti in questo senso sono fondamentali. Attraverso il mio Interior Design Studio Armani/Casa offro oramai da molti anni – dal 2003 – sia a privati sia a property developers un servizio che parte dalla fase concettuale per arrivare alla supervisione dell’esecuzione del progetto. Lo studio elabora, con la mia supervisione, soluzioni creative specifiche, che sono sempre il risultato di una scrupolosa attività di ricerca architettonica, formale e dei materiali, tenendo sempre conto del contesto culturale, della geografia del luogo e dell’edificio in cui si opera.

Il senso di Giorgio Armani per il design.

Per me il design consiste nella creazione di oggetti, ambienti, abiti che durino nel tempo senza perdere il loro fascino e che sappiano esaltare la personalità di chi li sceglie. È un principio che applico a tutto. È un fatto di gusto, e il mio gusto predilige la linearità sofisticata. Come definirebbe lo stile di Armani/Casa? Uno stile essenziale ma prezioso, mai eccessivo: la bellezza ottenuta con linee semplici, materiali sofisticati, lavorazioni di altissima qualità. Un’estetica sempre legata alla funzionalità, perché l’ambiente in cui si vive deve essere adatto alla persona, un luogo dove ci si senta a proprio agio. Tutti questi elementi creano inevitabilmente un’estetica atemporale, perché quello che è bello, elegante, semplice e lineare è destinato a non stancare mai.

Come ha coniugato lo stile di Armani Casa con le sue idee creative dell’universo fashion?

Sono sempre stato interessato a proporre un’innovazione costante e sottile: in questo modo il classico viene costantemente ripensato, ammorbidito e reso più fluido, con un risultato sempre attuale. Il principio vale per la moda come per la casa: il legame sta in questo. Mi piace pensare che il mio lavoro venga percepito come in continuo divenire; senz’altro non è vittima delle tendenze che si estinguono dopo sei mesi, e che si rincorrono spesso senza una consistenza e una solidità, come nella moda, così nel design.

Cosa significa essere ‘sostenibili’? Crede che il mercato vada “educato’” su questi temi?
La sostenibilità è per me un argomento centrale, una questione di etica prima che di strategia, perché l’attenzione per l’ambiente dovrebbe riguardare tutti in quanto abitanti del pianeta. Nell’industria della moda, per via della sua stessa natura che consiste nell’offrire capi nuovi ogni stagione, l’argomento è certamente complesso. Nel mio piccolo, mi sento sostenibile: propongo abiti e oggetti che durano, che possono essere indossati e utilizzati anche a distanza di anni. Anche se non penso che vada considerato sostenibile solo chi si limita a proporre una capsule realizzata ad esempio con tessuti ecologici, mi interessa la ricerca di materiali innovativi in questo senso. Di recente, ad esempio, anche nella collezione Casa ho utilizzato una materia nata dal riciclo e dalla rigenerazione di altri materiali, sostenibile e inventiva, per uno dei miei nuovi pezzi di design: è l’intreccio di fibre sintetiche e sostenibili per il set di portacandele Osamu. In questi termini, come ricerca e sperimentazione inserito in una visione più ampia, trovo il tema stimolante. Altrimenti, la sostenibilità è solo un escamotage comunicativo.
Lei ha unito talento creativo a capacità imprenditoriale. Qual è l’elemento cardine del dna di Giorgio Armani?
Il pragmatismo, unito al gusto essenziale. Ovvero la capacità di sognare, mantenendo concretezza: un equilibrio delicato, che riesco a mantenere senza sforzo, che si traduce in uno stile lineare ma vibrante, puro ma mai freddo.
Antesignano o rivoluzionario?
Originale e indipendente. Ho fatto sempre tutto a modo mio, rivolgendomi davvero alla gente. Questo mi rende rivoluzionario? Forse. Di certo è una rivoluzione che ho fatto sottovoce.
41 punti vendita in 29 Paesi, Armani/Casa, quali saranno le prossime aperture?
Per il prossimo futuro è previsto un piano di aperture internazionali, con soluzioni più fluide, modulari, facilmente riconfigurabili per la natura stessa degli oggetti
in esposizione, sempre ricercate nella scelta dei materiali. Inoltre, ci sono stati e sono in previsione diversi lavori di restyling: la Ginza Tower di Tokyo è stata da poco riaperta in una versione rinnovata, mentre la boutique Armani/Casa di Los Angeles si ingrandirà quasi del doppio entro l’estate e quella di Parigi riaprirà in autunno con un restyling che segue il modello del flagship store di Milano.
Progetti futuri?
Armani/Casa è il tassello che completa la mia visione di designer. Mi appaga progettare e arredare spazi. I miei obiettivi sono il consolidamento dell’offerta nell’arredamento e allo stesso tempo nell’Interior Design Studio. Voglio che la mia idea di lifestyle diventi inequivocabile e duratura.
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